Mistery · Romance

Recensione “Un grammo di rabbia”

Titolo: Un grammo di rabbia

Autore: Angeline Boulley

CE: Rizzoli

Prezzo: 17.00 cartaceo, 9.99 ebook

Pagine: 516

Trama: Daunis Fontaine, diciotto anni, non si è mai sentita davvero a suo agio nella cittadina del Michigan al confine con il Canada dove da sempre vive, e neppure nella vicina riserva indiana Ojibwe, dove affondano metà delle sue radici. In partenza per l’università, spera in un nuovo inizio, ma dopo la morte improvvisa dello zio e l’ictus che ha colpito la nonna, sceglie di restare vicino alla madre rinunciando per il momento a spiccare il volo. Un raggio di sole in quella situazione di stallo sembra essere Jamie, nuovo arrivo in città e nella squadra di hockey locale capitanata dal suo fratellastro Levi. Ben presto Daunis comincia a sospettare che l’affascinante Jamie nasconda qualcosa dietro l’inquietante cicatrice che segna il suo volto altrimenti perfetto, ma tutto precipita quando assiste a un omicidio che la mette faccia a faccia con un’indagine dell’FBI su una nuova droga letale che si sta diffondendo tra i giovani. Suo malgrado, Daunis accetta di collaborare sotto copertura, ma la ricerca della verità è più complicata di quanto avesse mai immaginato e la costringe a fronteggiare devastanti segreti e vecchi dolori. A mano a mano si ritrova sempre più coinvolta in un’indagine il cui obiettivo non sembra essere quello di proteggere le vittime ma esclusivamente di punire i criminali. Sotterfugi e morti sembrano susseguirsi inarrestabili e Daunis per restare salda dovrà comprendere che cosa significa essere una donna Ojibwe e quanto è disposta a sacrificare per la propria comunità, anche a costo di mandare in frantumi il mondo che conosce e che ama. Età di lettura: da 12 anni.

Recensione

Buongiorno Lover, oggi dopo tantissimo tempo torno con una collaborazione per la Rizzoli, che ringrazio come sempre per la disponibilità e per l’invio del libro in omaggio.

Il libro di oggi e un mistery romance nonché il debutto di Angeline Boulley, arrivata in Italia grazie alla Rizzoli, che ci propone una lettura piena di mistero e di cultura.

La trama del romanzo e molto particolare e induce il lettore sulla strada della curiosità e della scoperta di nuove avventure. La nostra protagonista è una ragazza che appartiene a due popoli e due culture molto diverse tra di loro, facendo di lei una mezzasangue o ibrido. Non pensate subito male e non viaggiare con la mente al significato fantasy delle due parole, perché di fantasy non ha niente. Infatti la nostra protagonista e per metta una Fontaine e per metta un Ojibwe, la metà Fontaine e una delle famiglie originale di Sugar Island mentre l’altra metà Ojibwe sono i nativi americani del posto e originali di Sugar Island.

Daunis dopo una serie di avvenimenti tragici nella sua famiglia prende la decisione di non partire per l’università dei suoi sogni, ma di inscriversi all’università locale per essere più vicina alla famiglia in questo periodo molto delicato e difficile che stanno attraversando.

La sua vita prenderà una svolta inaspettata quando nella squadra di hockey di cui fino a poco tempo fa faceva parte insieme al fratellastro, entra a farne parte Jamie, nuovo arrivato in città insieme al zio. Per Daunis la presenza di Jamie non può che fargli bene, anche se c’è quell’alone di mistero intorno al ragazzo.

La vita di Daunis prenderà una piega diversa quando assisterà all’omicidio di una persona a lei cara, stravolgendo le carte in tavola, coinvolgendo l’FBI e collaborando sotto copertura all’indagine su una nuova droga che miete vittime fra i più giovani.

Quando ho iniziato la lettura di questo romanzo non sapevo cosa aspettarmi, essendomi lasciata ammagliare dalla cover pazzesca e dalla trama particolare e misteriosa, infatti nei primi dieci capitoli non succede niente di particolare, anzi vengono introdotti i personaggi mano a mano nella lettura, veniamo mesi al corrente di alcuni fatti sulla famiglia della protagonista e sulle sue origini. Si entra nel vivo della storia solo dal capitolo dieci in poi, dove finalmente alcune carte vengono scoperte, altri misteri si infittiscono e la nostra protagonista si mette all’opera dividendosi tra indagini personali e collaborazioni con l’FBI.

Più la lettura prosegue e più il libro diventa interessante tanto che il lettore non può fare a meno di continuare a leggere per scoprire la verità e i misteri dietro la cittadina di Sugar Island.

La particolarità di questo libro non sta solo nella caratteristica della sua imprevedibilità, anche perché per me alcune cose non erano imprevedibili, ma in quella di saper introdurre e affrontare temi particolari come il razzismo, la droga, la diversità di trovarsi solo per meta di una cultura e per meta di un altra e la violenza. Quello che più mi ha colpito è stata la bravura dell’autrice nel saper dare il giusto spazio a tutti questi temi particolari redendo il libro dinamico con una scrittura semplice e uno ritmo narrativo sostenuto ossia ne troppo veloce ne troppo lento.

L’unica notta negativa che ho trovato e la mancanza di una spiegazione alle parole della tribù dei Ojibwe, perché l’autrice oltre a trattare i temi sopra indicati, nel testo introduce anche parole, tradizioni e usanze dei Ojibwe redendo da una parte la lettura più ricca e interessante, ma dall’altra parte la rende un po’ difficile.

Io personalmente avrei preferito avere uno straccio di traduzione a fine pagina di queste parole per arricchire la mia cultura e il mio vocabolario.

Classificazione: 4 su 5.

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