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Segnalazione e Cover Reveal

Titolo: The Scent – Sento il tuo profumo


Autore:J.H. Halen

Genere:Paranormal Romance


Trama: Nelle terre fredde del nord, una ragazza di nome Astrid Kösztelnig è destinata a diventare una delle prostitute del bordello che sua zia gestisce, ma il futuro ha in serbo per lei molto di più. 

Il lupo nella foresta è tornato. 

Il Re reclama la sua Regina. 

Profumo di eccitazione e giunchiglia alleggia nell’aria, mischiato a sangue e terrore. 

Immersi nelle perversioni di una mente che è tutto fuorché “umana”, provereste a scappare? 

Cappuccetto rosso si tinge di tinte oscure, sensuali e mortali.

Prologo
In una piccola cittadina sconosciuta chiamata Wönder, un angolo remoto delle terre del Nord dimenticato dagli Dei, sfortuna volle che, durante una gelida notte, Brynja Kösztelnig non riuscì a mettere piede in casa e partorì dentro la stalla di un bestiame prevalentemente fatto di vacche, vitelli e capre.  Le sue urla svegliarono tutti gli abitanti della piccola casa che distava pochi metri, in particolare una donna: Cara Kösztelnig, la sorella della povera donna che stava mettendo al mondo in quel momento una nuova creatura. Cara, dalle caratteristiche uguali a quelle della sua consanguinea, quelle di una tipica donna dei paesi freddi, corse fuori indossando il mantello rosso con cappuccio. Quest’ultimo era il capo d’abbigliamento con cui si facevano riconoscere le prostitute della città. La bambina appena nata, dalle guance rosse e tanti ricciolini biondi sulla testa, venne battezzata sotto i flebili raggi lunari con il nome di Astrid perché nata grazie all’amore e alla benedizione del loro Dio, Óðinn. Crebbe in grazia, con dei bellissimi capelli color grano e occhi freddi come il mare del nord, ma soprattutto consapevole del lavoro delle uniche donne che componevano la sua famiglia e del fatto che ben presto anche lei sarebbe diventata una di loro. Questo perché non vi era riscatto all’epoca: se si nasceva femmina e si era figlia di una prostituta, l’unico futuro immaginabile stava nel donare il proprio corpo per qualche moneta d’oro.  Ma per Astrid non sembrava un problema: gli insegnamenti del padre del suo migliore amico e futuro sposo Alastair, Arvid Bergen, detto anche “il falegname”, furono fondamentali perché grazie ad essi, la ragazza aveva qualche speranza di trovare un lavoro migliore. Fu così che Astrid impar a leggere e a scrivere nel tempo libero, dopo aver coltivato gli ortaggi dell’umile orto dietro la piccola casa, pulito la cucina e le camere, preparato la cena e dato da mangiare al bestiame nella stalla. Poi, se fortuna voleva, aveva anche il tempo di andare in città con Alastair per fare una passeggiata. Mai pensava al suo futuro.  Mai pensava avrebbe incontrato il pericolo.
Mezzo secolo prima la nascita di Astrid, un uomo violento e feroce di nome Viktor, stava valutando se risparmiare o meno un’anima innocente della guerra. Era stato pagato dal suo signore e i suoi ordini erano stati chiari: nessun superstite. Era notte, la battaglia era appena finita, la città era stata occupata e lui l’indomani sarebbe ritornato a casa. «La prego signore, ci lasci andare! Mia sorella ha solo cinque anni, non farebbe mai del male ad una mosca ed è innocente! Ce ne andremo e non ci vedrete mai più!» supplic la donna che fra le sue braccia stringeva protettivamente una ragazzina in lacrime. «Viktor! Che cosa stai facendo lì?» url Balthazar il suo superiore. Nonostante fosse un mercenario, il suo signore gli aveva chiesto di obbedire a quell’uomo. Impugn la sua spada e la punt contro le due femmine in piedi davanti a lui. «Superstiti» disse Viktor. «E cosa stai aspettando?» «Non uccido donne o bambini» ribatté, in uno stupido tentativo di sottrarsi dai suoi obblighi. «Hai ucciso la loro famiglia, hai già le mani insanguinate. Falle ricongiungere ai loro genitori e finisci questa manfrina» gli ordin . Viktor desider che si allontanasse: non voleva spargere altro sangue quel giorno. Ormai era sazio. Ma lui non venne lasciato solo e fu costretto ad essere il tristo mietitore anche per le due ragazze tremanti. Lev la sua spada in alto e colpì prima la più piccola, tra le grida disperate e scioccate della sorella maggiore. Quando il corpicino esanime della prima croll a terra, con uno scatto felino, la sorella si butt sopra il suo assassino e cerc di cavargli gli occhi pronunciando una maledizione mentre le lacrime d’ira rigavano il suo volto.  «Ogni fanciulla tu vorrai. D’innocenza ti nutrirai. Ogni dì adorerai, odierai e ucciderai. L’occhio del lupo amerà, nel tuo sangue morirà!» Viktor url , sentendo le labbra bagnate dal suo stesso sangue. Infilz la ragazza con la lama affilata e divise il busto dal resto del corpo. Nel momento che si liber dal peso della donna, lasci cadere la spada e si coprì gli occhi. Not che non perdevano più sangue e che lentamente stava riacquistando anche la vista. «Lurida puttana! Che cosa mi hai fatto?» grid . Quando
Viktor riprese a vedere, scoprì una cruda verità: vedeva ogni cosa in bianco e nero, eccetto il sangue, che era ancora scarlatto. «Lo scoprirai presto…» boccheggi nel suo stesso sangue la strega. «Mostro.» Le stacc la testa con un colpo di spada e la leg al cavallo usando i capelli. Doveva sapere chi fosse, che cosa in realtà gli avesse fatto. Una volta portato a termine il suo servizio come mercenario e ricevuti i soldi, torn a casa dove sua moglie attendeva impazientemente il suo ritorno. Salì sul suo destriero, e cavalc per quattro soli e quattro lune. Chiese a noti nomi nell’arte e nello studio della stregoneria chi fosse la donna di cui lui portava la testa mozzata, ma nessuno riusciva a dargli una risposta. Una volta giunto alla baita che aveva ereditato dai suoi genitori, gett la testa putrefatta nel seminterrato. Successivamente si diresse alla città di Wönder. Da lì, oltre agli zoccoli del cavallo, i pensieri macabri di Viktor erano sovrastati dalle risa e dalle grida che provenivano dalla Taverna.  Leg l’animale alla debole recinzione che delimitava la proprietà del soldato, e con il passo pesante e stanco entr nell’abitazione.  La casa era piccola, con pochi mobili di legno ed illuminata con delle candele appoggiate sulle mensole e da una lampada a olio sul tavolo. La miseria e la povertà erano così visibili da scuoterlo. Nei suoi anni di assenza, la povertà aveva cancellato il suo nome nell’aria.  «Signe?» Viktor chiam sua moglie, ma al suo posto comparve sua sorella maggiore. Indossava un vestito grigio e largo, senza fronzoli, con l’orlo ricoperto da grandi fleur-de-lis neri. Quell’abito era un regalo da parte del mercenario. Agathe, una donna gelosissima del fratello minore, era l’unica famiglia rimasta al guerriero. I suoi capelli biondi erano raccolti in una crocchia poco curata e il suo viso era sporco probabilmente di carbone.  Molti  uomini erano partiti per la guerra e le donne erano rimaste sole a doversi occupare delle faccende ch’erano considerate maschili.  «Viktor! Oh, fratello mio! Sei tornato!» gracchi Agathe, avvicinandosi a lui per stringerlo a sé e baciargli le gote. «Mi sei mancato così tanto! Vieni! Vieni! Siediti! Sarai sicuramente stanco. Vado a prenderti qualcosa da mangiare.» «Agathe, dov’è Signe?» le chiese, sedendosi come consigliato.
La donna si avvicin a lui e congiunse le mani davanti a sé. Poi, con uno sguardo carico di pietà, gli disse: «Durante la tua assenza, Signe… ha concepito un figlio con un mercante. Povera, doveva sentirsi tanto sola. Ho provato a convincerla a non cedere alle tentazioni del Dio Loptr, ma non mi ha ascoltata. Mi ha derisa! Ha riso di me, dico io! Ora è nella vostra camera. Dorme.» Mentre ascoltava sua sorella, Viktor sentiva dentro di sé ardere la rabbia. Un uomo aveva osato prendere ci che era di sua proprietà. Sua moglie!  Lei, peccatrice, avrebbe pagato per aver ceduto alle lusinghe di un altro.  Si alz d’impeto e con furia tuon nella camera da letto, brandendo la spada.  Sdraiata sul materasso, Signe aveva il grembo gonfio coperto. Il respiro era calmo. Ci che gli occhi di Viktor stavano ammirando era l’immagine di una donna incinta, tranquilla e dormiente.  Quando il guerriero lev in alto la spada, quest’ultima cadde. Il sordo tonfo dest dal sonno la donna. Nel momento in cui vide Viktor trasformarsi, non ebbe il tempo di gridare che la bestia le salì sopra e le tolse la vita. Fra le urla di Signe, l’uomo sentì anche le risate inquietanti della strega e il suo stesso ululato.

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